Fake Exhibitions Posters.
 
Felix Humm espone al Mirad’Or di Pisogne, galleria d’arti sul lago d’Iseo.
 
Il Mirad’Or sorge dall’acqua come un piccolo padiglione, una palafitta immersa nel lago, abbracciando i resti del porto medievale divenuto poi lavatoio pubblico e, solo recentemente, spazio espositivo.
Ecco perché Felix Humm ha appeso i suoi poster come fossero lenzuola stese ad asciugare.
La mostra è stata curata da Gigi Barcella, sostenuta dal sindaco Federico Laini
e dall’assessore Giovanni Bettoni.
 
Con i “Fake Exhibitions Posters” Felix Humm inizia un gioco. Sente che è arrivato il momento di valorizzare tutto il resto della sua produzione visiva come fotografie, fotocopie, scansioni, polaroid e tutte le tecniche di stampa mescolate a china, carboncino, gesso, le sculture, i rilievi, dipinti a olio, disegni. Capisce che il suo modo, da graphic designer, per tenerle vive è quello di sussumerle nel proprio lavoro di grafico, di portarle nel contesto della sua professionalità.
Le fissa nella forma del poster. Per restituire quindi la dignità che spetta loro, inventa delle occasioni espositive fittizie e concepisce i manifesti di ipotetiche mostre. A ogni tipologia d’intervento artistico associa una sede appropriata, e fissa una data spostata in un futuro così lontano da rendere esplicito il gioco. Del resto è del nostro tempo l’attenzione spasmodica rivolta ai gadget piuttosto che agli eventi cui sono legati, ed è figlia di questo tempo l’idea di una mostra di poster di mostre…mai realizzate!
 

Le opere originali esistono, hanno ispirato i manifesti, ma quello che Felix Humm propone con questo progetto è proprio l’esposizione di 36 poster che testimoniano l’esistenza di opere d’arte virtualmente presenti.
Un gioco di rimandi, un’oscillazione tra realtà e virtualità in cui quello che resta di tangibile e centrale è la concezione grafica dei manifesti, una ricerca che continua a far parte delle sue corde e che accoglie in sé un’immensa produzione artistica presente in assenza.
 
Cecilia Liveriero Lavelli
Storica dell’arte.
l volume Felix Humm. The Fake Exhibition Posters raccoglie sessant’anni di produzione 
professionale nel campo del graphic design e dell’arte visiva.
L’idea è di un libro fotografico in cui i lavori non sono presentati in forma cronologica 
o archivistica, ma proposti come poster di mostre immaginarie. 
Ogni progetto infatti appare nel contesto di un ipotetico annuncio per un’esposizione futura, collocata in musei e gallerie internazionali, in un tempo volutamente lontano.
Il dispositivo narrativo dei Fake Exhibition Posters funziona come gioco provocatorio: da un lato celebra il linguaggio delle arti visive e della comunicazione culturale, dall’altro riflette sul tempo, sulla memoria, sulla persistenza delle forme. 
I lavori, pur nati in contesti storicamente differenti, vengono proiettati in un futuro immaginario che ne ridefinisce il significato e ne mette alla prova la tenuta estetica.
Il libro non è dunque un catalogo retrospettivo, ma un’opera autonoma, in bilico tra progetto artistico e riflessione teorica. Capace di dialogare con un pubblico interessato alla grafica, al design, alla fotografia e alle pratiche concettuali contemporanee.
 
In cerca di un Editore.
 

Fake Exhibitions Posters.
 
Felix Humm espone al Mirad’Or di Pisogne, galleria d’arti sul lago d’Iseo.
 
Il Mirad’Or sorge dall’acqua come un piccolo padiglione, una palafitta immersa nel lago, abbracciando i resti del porto medievale divenuto poi lavatoio pubblico e, solo recentemente, spazio espositivo.
Ecco perché Felix Humm ha appeso i suoi poster come fossero lenzuola stese ad asciugare.
La mostra è stata curata da Gigi Barcella, sostenuta dal sindaco Federico Laini
e dall’assessore Giovanni Bettoni.
 
Con i “Fake Exhibitions Posters” Felix Humm inizia un gioco. Sente che è arrivato il momento di valorizzare tutto il resto della sua produzione visiva come fotografie, fotocopie, scansioni, polaroid e tutte le tecniche di stampa mescolate a china, carboncino, gesso, le sculture, i rilievi, dipinti a olio, disegni. Capisce che il suo modo, da graphic designer, per tenerle vive è quello di sussumerle nel proprio lavoro di grafico, di portarle nel contesto della sua professionalità.
Le fissa nella forma del poster. Per restituire quindi la dignità che spetta loro, inventa delle occasioni espositive fittizie e concepisce i manifesti di ipotetiche mostre. A ogni tipologia d’intervento artistico associa una sede appropriata, e fissa una data spostata in un futuro così lontano da rendere esplicito il gioco. Del resto è del nostro tempo l’attenzione spasmodica rivolta ai gadget piuttosto che agli eventi cui sono legati, ed è figlia di questo tempo l’idea di una mostra di poster di mostre…mai realizzate!
 

Le opere originali esistono, hanno ispirato i manifesti, ma quello che Felix Humm propone con questo progetto è proprio l’esposizione di 36 poster che testimoniano l’esistenza di opere d’arte virtualmente presenti.
Un gioco di rimandi, un’oscillazione tra realtà e virtualità in cui quello che resta di tangibile e centrale è la concezione grafica dei manifesti, una ricerca che continua a far parte delle sue corde e che accoglie in sé un’immensa produzione artistica presente in assenza.
 
Cecilia Liveriero Lavelli
Storica dell’arte.
l volume Felix Humm. The Fake Exhibition Posters raccoglie sessant’anni di produzione 
professionale nel campo del graphic design e dell’arte visiva.
L’idea è di un libro fotografico in cui i lavori non sono presentati in forma cronologica 
o archivistica, ma proposti come poster di mostre immaginarie. 
Ogni progetto infatti appare nel contesto di un ipotetico annuncio per un’esposizione futura, collocata in musei e gallerie internazionali, in un tempo volutamente lontano.
Il dispositivo narrativo dei Fake Exhibition Posters funziona come gioco provocatorio: da un lato celebra il linguaggio delle arti visive e della comunicazione culturale, dall’altro riflette sul tempo, sulla memoria, sulla persistenza delle forme. 
I lavori, pur nati in contesti storicamente differenti, vengono proiettati in un futuro immaginario che ne ridefinisce il significato e ne mette alla prova la tenuta estetica.
Il libro non è dunque un catalogo retrospettivo, ma un’opera autonoma, in bilico tra progetto artistico e riflessione teorica. Capace di dialogare con un pubblico interessato alla grafica, al design, alla fotografia e alle pratiche concettuali contemporanee.
 
In cerca di un Editore.