Uno spot di intensa suggestione, girato in un rigoroso bianco e nero, 
per presentare il ’Notturno’ di Giorgio Armani. 
In un ambiente fasciato 
di misteriosa raffinatezza,
il silenzio della notte è interrotto da un trillo discreto, che però non è sfuggito alle Giurie del Festival del Film Pubblicitario di Cannes.
Risultato: un Leone d’Argento.
 
Per Publimarket

’Non capisco, ma mi piace molto.’ Questo il sorprendente risultato del pre-test di questa campagna. Pensando all’effetto che faceva l’arte di Christo, quando cominciò a impacchettare edifici e monumenti: dapprima la gente si scandalizzava e non la considerava arte; poi invece è rimasta affascinata, ed i pregiudizi sono svaniti. Senza la pretesa di essere considerata arte, la campagna Volvo ha suscitato un effetto simile. Un grande applauso al cliente che ha avuto il coraggio di crederci e di farla uscire, facendo uno strappo alle regole.
Grazie di cuore.


Per Publimarket

Per delle pagine di pubblicità su un’auto, una specie di rivoluzione.
I modelli di una marca di immagine alta, abbinati a famosi monumenti italiani, vengono presentati con una fotografia ’mossa’.


La fissità della convenzione ci sembrava un po’ troppo statica: abbiamo pensato che le auto-anche belle- in fondo sono nate per muoversi.


Per Publimarket

Il carattere della persona si ritrova puntualmente nel carattere del suo orologio. Una galleria di personaggi riscattati dalla qualità molto elevata delle fotografie in bianco e nero virate in seppia, veri e propri ritratti inaspettati nella pubblicità, se pensiamo a tutte le volte che la vogliamo considerare come una forma di arte ’bassa’. Abbiamo sostenuto questa campagna anche con un film: la prima
realizzazione in elettronica prodotta in Italia (1986).
 
Per Publimarket


 

Ormai senza esagerazione, sono dei pezzi storici (precedenti il 1975).
E sono un pezzo di giovinezza per Felix Humm, i primi anni in Italia passati tra Milano e Torino. Quando avere come cliente il colosso dell’auto gli sembrava - la gioventù è incosciente! - la cosa più normale del mondo. Normale come occuparsi del restyling della Ferrari F1, oppure venire a sapere che l’avvocato Agnelli aveva appeso al muro del suo ufficio i collages fotografici delle tavole introduttive per la monografia ’70 Anni Fiat’, accanto a Roy Lichtenstein ed altri artisti celebri. A Torino si mangiava molto bene con la Juventus a fianco; gli operatori del gigantesco teatro di posa erano dei professionisti da mozzare il fiato; ’ed anche simpatici, soprattutto perché riuscivano a sopportare noi così giovani, che prendevamo già delle decisioni, e in un pessimo italiano’.


 

Uno spot di intensa suggestione, girato in un rigoroso bianco e nero, 
per presentare il ’Notturno’ di Giorgio Armani. 
In un ambiente fasciato 
di misteriosa raffinatezza,
il silenzio della notte è interrotto da un trillo discreto, che però non è sfuggito alle Giurie del Festival del Film Pubblicitario di Cannes.
Risultato: un Leone d’Argento.
 
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’Non capisco, ma mi piace molto.’ Questo il sorprendente risultato del pre-test di questa campagna. Pensando all’effetto che faceva l’arte di Christo, quando cominciò a impacchettare edifici e monumenti: dapprima la gente si scandalizzava e non la considerava arte; poi invece è rimasta affascinata, ed i pregiudizi sono svaniti. Senza la pretesa di essere considerata arte, la campagna Volvo ha suscitato un effetto simile. Un grande applauso al cliente che ha avuto il coraggio di crederci e di farla uscire, facendo uno strappo alle regole.
Grazie di cuore.


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Per delle pagine di pubblicità su un’auto, una specie di rivoluzione.
I modelli di una marca di immagine alta, abbinati a famosi monumenti italiani, vengono presentati con una fotografia ’mossa’.


La fissità della convenzione ci sembrava un po’ troppo statica: abbiamo pensato che le auto-anche belle- in fondo sono nate per muoversi.


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Il carattere della persona si ritrova puntualmente nel carattere del suo orologio. Una galleria di personaggi riscattati dalla qualità molto elevata delle fotografie in bianco e nero virate in seppia, veri e propri ritratti inaspettati nella pubblicità, se pensiamo a tutte le volte che la vogliamo considerare come una forma di arte ’bassa’. Abbiamo sostenuto questa campagna anche con un film: la prima
realizzazione in elettronica prodotta in Italia (1986).
 
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Ormai senza esagerazione, sono dei pezzi storici (precedenti il 1975).
E sono un pezzo di giovinezza per Felix Humm, i primi anni in Italia passati tra Milano e Torino. Quando avere come cliente il colosso dell’auto gli sembrava - la gioventù è incosciente! - la cosa più normale del mondo. Normale come occuparsi del restyling della Ferrari F1, oppure venire a sapere che l’avvocato Agnelli aveva appeso al muro del suo ufficio i collages fotografici delle tavole introduttive per la monografia ’70 Anni Fiat’, accanto a Roy Lichtenstein ed altri artisti celebri. A Torino si mangiava molto bene con la Juventus a fianco; gli operatori del gigantesco teatro di posa erano dei professionisti da mozzare il fiato; ’ed anche simpatici, soprattutto perché riuscivano a sopportare noi così giovani, che prendevamo già delle decisioni, e in un pessimo italiano’.